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Archivi del mese: aprile 2012

1° maggio, festa dei lavoratori?

1° maggio, festa dei lavoratoriApprendiamo dai giornali dei giorni scorsi che un altro imprenditore si è suicidato sparandosi un colpo di pistola alla tempia. emailpetition id=”1″

Da solo, come tutti gli altri; anzi le sue uniche compagnie erano la solitudine, la disperazione e l’abbandono.

Sentirsi incapaci di qualsiasi reazione contro un infinito muro di gomma, lo stato, che ti chiede il dovuto immediatamente ma ti da ciò che ti spetta con comodo, molto comodo. Molti degli imprenditori che si sono tolti la vita avrebbero potuto ritirar su l’attività imprenditoriale e pagare gli stipendi ai collaboratori semplicemente se avessero avuto pagati i lavori fatti nei tempi dovuti.

Si tratta di persone che si chiedono perché, dopo tutte le difficoltà per mandare avanti l’azienda, devono subire le vessazioni del fisco che chiede subito ma restituisce quando gli fa comodo; molti degli imprenditori che si sono tolti la vita non erano sepolti dai debiti ma dai crediti, cioè da lavori fatti e non pagati soprattutto dallo Stato.

Un particolare accomuna molti degli imprenditori di cui sopra: non hanno parlano con nessuno del gesto che stavano per compiere, né con familiari né con amici, forse in confessione col proprio Padre Spirituale, ma non è dato saperlo. Questo è un particolare che conferma lo stato di solitudine e di abbandono in cui probabilmente si sentivano.

Dal 2009 le statistiche registrano un suicidio al giorno tra chi ha perso il lavoro e uno tra imprenditori e lavoratori autonomi.

Quest’anno i casi di imprenditori che si sono suicidati sono fin’ora 26.

È una strage silenziosa, imprenditori, grandi e piccoli, lavoratori autonomi: artigiani, commercianti, liberi professionisti. Le statistiche danno dati che mettono paura: nel 2009 si sono registrati 343 suicidi e 336 nel 2010, quasi tutti uomini con più di 50 anni. Quelli per cui è più difficile reinventarsi un mestiere dopo averlo perso.

Mi chiedo se abbia ancora senso festeggiare il 1° maggio, la festa di tutti i lavoratori tanto celebrata e osannata dai sindacati, suona come offesa per migliaia e migliaia di persone disperate.

Ma i nostri politici che occupano poltrone da 25.000 Euro al mese e più, senza contare i privilegi, che non sanno lavorare perché non hanno mai lavorato, che continuano a spartirsi i nostri soldi, che vivono di chiacchiere e che continuano ripeterci che c’è la crisi, che bisogna fare i sacrifici, ma loro sanno cos’è un sacrificio?

Un saluto.

Adalberto Garippa.

L’orologio a pendolo

L’OROLOGIO A PENDOLO

 

C’è una bella ed antica dimora, immersa in giardino verde e fiorito dove nell’armonia dei colori ed il profumo dei fiori si ode la vitalità della natura, il costante e laborioso ronzio delle api, e, puntuale ad ogni ora, si sente lo scandire della vita di un prezioso orologio a pendolo.

Eccolo, a far bella mostra in alto, sulla parete nord-est del soggiorno.

A far girare i meccanismi che scandiscono il tempo collaborano molti elementi: perni, ingranaggi, rotelline ecc. ecc. ….

Una rotellina dell’insieme, proprio quella che ad ogni ora fa scattare il meccanismo dei botti, parla e dice: ”Campanaccio, per piacere dimmi cosa vedi, dimmi cosa succede attorno a te, sono qua stretta  nel mio compito e non riesco ne vedere ne conoscere il resto del mondo”. Risposta del campanaccio: “Sciocca rotellina, non vedi il mio daffare, ricevo ordini dalla lancetta delle ore e devo dare i giusti rintocchi nello scandire il tempo! Fai il tuo lavoro e non distrarmi con inutili richieste.”

La rotellina contrariata e rattristata per la risposta si rivolge alla sua collega ed amica dicendole: “hai sentito che risposta arrogante ho ricevuto dal campanaccio? Tu, che fai girare la lancetta delle ore, potresti chiederle se ci parla di quello che vede.” Detto fatto la rotella-collega chiede alla lancetta: “Tu che segni puntuale le ore e che guardi il mondo da un’altra posizione potresti per favore dirmi quello che vedi?”

Risposta: “Non è possibile ho troppo daffare, devo essere puntuale a segnare l’ora in modo esatto, nello stesso momento in cui la lancetta dei minuti completa il suo giro, non posso permettermi inutili distrazioni per soddisfare le tue sciocche richieste”.

Entrambe le rotelline, tristi e bacchettate, si rivolgono alla loro collega: “Tu che in silenzio lavori come noi, tu che fai girare la lancetta dei minuti, potresti chiederle del mondo esterno?” Gentilissima e puntuale la rotellina lancia alla lancetta dei minuti tale richiesta ed in meno di un minuto riceve la rispostaccia: “non mi rompere insignificante elemento!” Per qualche attimo il silenzio regnò sovrano, troppo fu lo sbigottimento delle rotelline che intanto continuavano a girare in silenzio.

A questo punto, avendo assistito al tutto, la rotellina che fa girare la lancetta dei secondi prende la parola dicendo: “Adesso provo io” sentendosi vitale, veloce e piena d’iniziativa parla: “Lancetta dei secondi, visto che siamo vicine e che giriamo alla stessa velocità, ma io sto qua dentro ed invece tu vivi la fuori, dimmi per favore cosa vedi”; risposta: “Sto correndo all’impazzata, scatto ad ogni secondo, spingo la lancetta dei minuti, sopporto il peso della lancetta delle ore e faccio in modo che vengano scanditi i botti del tempo, cosa vuoi che veda, non ha senso e, soprattutto, non ho ne tempo ne voglia di lavorare per te; se tu non mi fossi costantemente attaccata non saprei nemmeno che esisti.”

Silenzio tombale! Il peso del nulla calò sopra come un nembo oscuro, il senso della vita cessò di esistere: dapprima al lancetta dei secondi si fermo, poi quella dei minuti, poi quella delle ore ed infine quella dei botti, tutte cessarono di muoversi attanagliate dal senso di impotenza e di non valore!

L’orologio si è fermato, l’arroganza, l’ignoranza e la presunzione hanno generato la ruggine della disarmonia.

Meditate amici, meditate.

Giuseppe Gentili, segretario de “il Richiamo”

La nuova democrazia

Dopo i festeggiamenti per l’Unità d’Italia, in cui ci hanno fatto credere che tanti problemi (di Stato e di Nazione) erano trascorsi e risolti, ci ritroviamo a valutare i concetti di libertà e sovranità.

Noi cittadini siamo sovrani nel decidere e nel fare tutto ciò che può portare al miglioramento dei rapporti sociali, economici, culturali, ecc.; quindi siamo liberi di poter definire le modalità di attuazione di tali propositi attenendoci alla cosiddetta legalità.

C’è un piccolo problema per sviluppare il tutto; il popolo non è una casta.

Noi possiamo anche pensare di votare un nostro rappresentante per portare in discussione quelle che vorremmo fossero delle modalità di vivere e costruire il domani  per crescere e migliorare la vita. Per fare questo, però, ci dobbiamo scontrare con una  casta politico-dirigenziale che lascia pochi spazi a nuove idee di sviluppo e di crescita, perché? Perché ciò potrebbe  intaccare le loro lobby e di conseguenza  i loro interessi, siano essi pubblici o privati.

Lo dimostra questo Governo, detto tecnico e di concetto bocconiano, con tutti i conflitti di interesse venuti alla luce e quelli che ancora mancano all’appello. Per esempio, qualche rappresentante di questo Governo parla di meritocrazia, poi si scopre che dei suoi familiari sono impiegati nello stesso ufficio pubblico.

Di conseguenza un governo, non votato dal popolo/casta sta prendendo misure e provvedimenti anche antipopolari, dicendo che il popolo sovrano ha il diritto di subire e la libertà di pagare.

Al popolo vengono imposti restringimenti di ogni genere pur di far mantenere alle caste tutti i privilegi di cui si sono appropriate; sottovalutando il fatto che, se il popolo non campa non produce economia e di conseguenza non crea reddito, sia personale che di impresa!

Tutto questo, forse, perché alle caste i problemi del popolo non interessano abbastanza in quanto loro sono arrivati, gli altri si arrangino, non ricordando che per arrivare a essere casta hanno avuto bisogno del popolo!

Ecco spiegata la grandiosità dell’Art.1 della Costituzione che dice:

L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Noi de IL RICHIAMO ci dobbiamo impegnare affinché l’Art.1 della Costituzione venga rispettato ed attuato in tutta la sua grandezza. Dobbiamo rivendicare il diritto di poter incidere con più autorevolezza nelle discussioni, sulle decisioni da prendere, che siano a favore e che facciano anche gli interessi della gente, non solo delle caste.

Dobbiamo riprenderci il diritto alla vita che i nostri padri ci hanno insegnato, che portavano alla crescita e allo sviluppo popolare e sociale, che erano basati sul rispetto reciproco e sulla collaborazione.

IL RICHIAMO può e deve fare anche questo!

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