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I numeri tristi degli Italiani

Ecco come salvare l’Italia: via un politico su cinque.

Un milione e 100mila persone vivono grazie ai partiti:  con un taglio del 20%, si risparmierebbero 10 mld e si toglierebbero le addizionali Irpef.

Tre milioni e trecentomila cittadini italiani sono pagati dallo Stato in quanto dipendenti pubblici.

Un altro milione e centomila vive di politica.  In modo diretto o indiretto. Alla faccia di precari, Partite Iva e imprenditori costretti a lavorare dal primo gennaio a metà di settembre non per sé ma per l’arrogante macchina pubblica.

Sappiamo tutti che finché non si taglia la spesa, la pressione fiscale non potrà mai scendere. Ecco perché non si può prescindere dal fare pulizia tra le fila di questo esercito. Addirittura 144mila tra parlamentari, ministri e amministratori locali. Di questi più di mille presidenti, assessori e consiglieri regionali.  Meno di 4 mila quelli delle Province, Regioni e Comuni. Quasi 140 mila sindaci ed eletti nei Comuni. Poi ci sono 12 mila consiglieri circoscrizionali. Ventiquattro mila persone nei Cda delle settemila pubbliche amministrazioni. E per finire oltre 318 mila persone che gravitano attorno alla politica con consulenze e incarichi di varia natura, cui si aggiungono più di 400mila consulenti.

Ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti ammontano a un totale di 23,9 miliardi.  Per il funzionamento degli organi Istituzionali si spendono 6,4 miliardi di euro, per le consulenze e il funzionamento degli organi delle società partecipate 4,6 miliardi, per altre spese (auto blu, personale di fiducia politico) 5,8 miliardi di euro, per il sovrabbondante sistema istituzionale 7,1 miliardi di euro.

Una somma che equivale al 11,5% del gettito Irpef (comprese le Addizionali locali), pari a circa 700 euro di media per ogni contribuente. Qualche mese fa il sindacato della Uil dopo aver raccolto questi tristi numeri ha avanzato una proposta. Solo tagliando il 20% dei costi della politica e rendendo più efficiente la macchina si riuscirebbero a risparmiare direttamente più di 5 miliardi e indirettamente altri 5 e col risultato di eliminare in tutta la penisola l’intera quota delle addizionali regionali. O se si volesse alleggerire i lavoratori dipendenti, ciascuna tredicesima arriverebbe al titolare con ben 400 euro netti in più in busta. Invece niente tagli, nessuna spending review.

 Più spese.

Al contrario complessivamente tra il 2000 e il 2009 le spese delle Regioni sono letteralmente lievitate: in testa l’Umbria, dove gli esborsi sono cresciuti del 143%, seguita dall’Emilia-Romagna (+125%), e appunto la Sicilia (+125,7%) dove ora la procura vuole vederci chiaro. I pm scaveranno nelle spese dei gruppi negli ultimi anni anche se, in questo momento, quello aperto è un fascicolo a carico di ignoti e non è ipotizzato alcun reato.

Negli scorsi anni i magistrati avevano indagato per peculato l’ex deputato regionale Alberto Acierno, ora sotto processo, per utilizzo dei fondi del Gruppo misto e poi della Fondazione Federico II per viaggi, cene e giocate ai casinò on line.  Per il 2010, la regione Siciliana aveva messo in budget 110mila euro per il noleggio delle auto blu e l’anno scorso ne ha spesi addirittura 206 mila.

I duemila biglietti da visita del governatore Lombardo sono costati altri 10.400 euro, mentre 18.366 euro è il costo affrontato per gli orologi con il logo della Regione. Le tre medaglie d’oro al valore civile della Regione date a dicembre sono costate 2.850 euro.

La diretta video satellitare della conferenza stampa del novembre scorso nella quale Lombardo ha chiarito la sua posizione sull’inchiesta su mafia e politica della procura catanese è costata invece 3.600 euro. Di fatto tutte le voci a bilancio sono state sforate di non meno del 15%.

Ma anche sulle spese indirette della politica  nessuno ha mai fatto cadere la lama delle forbici. Per le consulenze, gli incarichi, le collaborazioni e le spese per i comitati e varie commissioni la spesa nel 2009 è stata di 2 miliardi di euro.  Sempre secondo la Uil, per i compensi, le spese di rappresentanza, il funzionamento dei consigli di amministrazione, organi collegiali, delle Società pubbliche o partecipate ed Enti, locali e nazionali, si sono spesi nel 2010 2,6 miliardi di euro.

I costi di gestione del parco auto della Pubblica Amministrazione (auto blu e grigie), secondo una stima molto prudente, ammontano a circa 4,4 miliardi di euro l’anno.  Il costo per la direzione delle 255 aziende sanitarie e ospedaliere è di oltre 375 milioni di euro; mentre il costo dei consigli di amministrazione degli Ater/Aler è di circa 40 milioni di euro.  I costi per il personale contrattualizzato, di nomina politica, per le segreterie di presidenti, sindaci e assessori, secondo  stime Uil, si aggirano intorno ai 2,6 miliardi di euro l’anno.

 Le Province.

Se le Province si limitassero a spendere denaro solo per i compiti attribuiti per legge i contribuenti risparmierebbero ogni anno oltre un miliardo di euro. Se i Comuni fossero solo di 15mila abitanti si ridurrebbero i costi di 3,2 miliardi e se le Regioni più che mai incriminate usassero soltanto maggior buon senso – si legge nello studio Uil – ci sarebbero tagli per 1,5 miliardi.

Buon senso invece se ne vede poco. L’ultima in ordine di tempo (dopo il Lazio, la Campania, la Sicilia per fare alcuni esempi) coinvolge il Veneto dove si è inventato il fuori busta. Mentre il governo e l’agenzia delle Entrate grava molti cittadini per combatterne altri inserendo limitazioni al contante e una serie di norme, dalle parti di Venezia ciascun consigliere riceve fuori busta 2.100 euro al mese che in un anno fa 25.200 euro.

A darne notizia, il quotidiano «il Gazzettino» e il «Corriere del Veneto» con due articoli che spiegano la procedura per arrivare all’inghippo. Un sistema abbastanza semplice che permette ai consiglieri di incassare in totale un milione e mezzo di euro per ogni anno solare. Spiega «il Gazzettino» che il 22 marzo l’Ufficio di presidenza della Regione ha deciso di trasferire il rimborso forfettario dalle buste paga dei consiglieri direttamente ai gruppi. I quali, a loro volta, trasferiscono i soldi per bonifico ai consiglieri.

Da un lato, i 2100 euro a testa diventano immediatamente esentasse. Dall’altro, la politica regionale ha una giustificazione in più per sbandierare di essersi tagliata lo stipendio. E averlo fatto rientrare dalla finestra.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it Claudio Antonelli. 25 set. 2012.

Una risposta a I numeri tristi degli Italiani

  • beppino scrive:

    … e si continua a parlare di EVASIONE; daccordo è un problema, oserei definirlo però secondario, generato dai furboni, dai furbetti, dai furbastri, dagli ‘imboscati sociali che eludono il loro dovere …però il problema PRIMARIO è senz’altro l’EROSIONE FISCALE, cioè tutti quei miliardi di euro delapidati, defraudati + o – legalmente dalle casse dello Stato, usati per vari scopi, spesso non chiari e per azioni estranee al pubblico interesse: ‘CAPITOLI DI SPESA’. Penso che sia nostro SacroSanto diritto di conoscere ed accedere a tutti i dettagli di questi cosidetti ‘CAPITOLI SPESA’!
    E, visto l’articolo della Costituzione Italiana che ci definisce ‘Popolo Sovrano’, non è logica la situazione dove il ‘Sovrano’ deve rendere conto anche di quante caramelle compra per il suo nipote mentre gli amministratori fanno il bello ed il cattivo tempo delle casse, spedino e spandino usando, senza ritegno e senza renderne conto a nessuno le risorse dello Stato.
    Meditate, meditate fratelli di sventura, meditate!
    Beppino.

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